TComMediaCult

TCMD è un blog di supporto al corso Teoria della Comunicazione e Cultura dei Media. Commenti e domande sono la sua vitale.Ma è anche un luogo nel quale si svolgeranno esercitazioni e tesine del corso.

martedì, novembre 02, 2004

Archeologia dei media e forme del sociale

Il percorso che cercherò di tratteggiare nel corso assume come elemento centrale, come cuore del discorso, l’evoluzione dei media e gli effetti del mutamento.
Il lavoro da svolgere si posiziona entro quell’orizzonte teorico degli studi sui media che privilegia come metodo l’intreccio di una duplice direttrice di ricerca.
Da una parte uno “scavo” archeologico che tenta di individuare le modalità di co-dipendenza tra forme sociali e determinazioni mediali.
Qui le forme particolari e concrete assunte dai media negli accoppiamenti con il sociale dipendono da una co-evoluzione tecnosociale che specifica alcune tra le traiettorie evolutive possibili. Un intreccio reticolare tra occasioni tecnologiche, logiche di mercato, modalità di consumo, dinamiche conflittuali e negoziali tra differenti attori sociali, ecc. scioglie fra i possibili altrimenti alcuni percorsi e non altri.
Dall’altra si privilegia l’attenzione all’emergere, da queste co-evoluzioni, di forme sociomediali che rappresentano veri e propri nodi di complessità e che in tal senso vanno intese:
- come territori di espressività delle soggettività;
- come luoghi di cristallizzazione di contenuti comunicativi e materiali della società;
- come ambiente di definzione delle pratiche comunicative;
- come orizzonti di orientamento dei percorsi di senso soggettivi e del sistema dei media;
- come humus sotterraneo del sociale , spesso invisibile, spesso intuibile attraverso l’analisi di pratiche sociali emergenti, frutto di vere e proprie effervescenze dei mondi vitali;
- come luoghi nei quali gli archetipi delle modalità dello stare assieme socialmente sedimentati si trasformano entrando in risonanza con i mutamenti del piano sistemico del sociale.

La svolta di McLuhan e la visione critica dei media: "Il medium è il messaggio"

Marshall McLuhan invita ad indagare la natura intima del medium e a tracciare i contorni della forma/medium, all’insegna di uno di quegli slogan tipici del suo modo di esprimersi e che ne caratterizzano il pensiero e l’investigazione teorica come: il medium è il messaggio. Dietro questo slogan c’è l’idea che il vero e proprio messaggio di ogni medium, cioè quel che un medium significa, stia nel «mutamento di proporzioni, di ritmo o di schemi che introduce nei rapporti umani». Questo vuol dire che a contare non è tanto e non è solo il contenuto che viene veicolato quanto piuttosto la forma di rappresentazione supportata dal medium, la plasticità offerta dalle sue potenzialità tecnocomunicative capaci di mettere in gioco nuove modalità relazionali ed occasioni percettive differenti che partecipano alla ridefinizione del contenuto veicolato.
I media intrattengono un rapporto forte con al nostra sensorialità, mediano la forma esperienziale consentendoci ad esempio di partecipare in prima persona ad eventi lontani nello spazio/tempo; costituiscono un ambiente comunicativo che ridefinisce i confini relazionali fra le soggettività creando nuove forme e tipologie comunitarie, come ad esempio quelle nate attorno all’on-line, e rapporti inediti, come quelli che legano spettatori di diversi paesi che vivono in diretta uno stesso evento televisivo; consentono al sociale movimenti evolutivi che danno vita a fenomeni emergenti, a dinamiche inedite e problematiche innovative, come ad esempio quella tra globale e locale.
In tal senso è evidente come il mutamento nei media fornisce nuove piattaforme di possibilità per il sociale e per la comunicazione stessa e, dunque, come l’analisi del mutamento dei media divenga un elemento centrale per addentrarsi nei percorsi di modificazione della forma comunicativa e del sociale stesso.
Più dubbi, a mio parere, lascia il pensiero di McLuhan quando il verbo da lui utilizzato per relazionare i media alla società, cioè "plasmare", rischia rovinose cadute nell’area del determinismo tecnologico, lasciando sospettare che i media siano una pura variabile indipendente cui il sociale è soggetto.

martedì, ottobre 26, 2004

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Buon lavoro
GBA